L’HONEY MOON CON POCO HONEY – PT. 1

Avendo davanti a me altre 2 ore e mezza di pullman verso Bariloche, senza internet e senza intrattenimento ho aperto il telefono in bozze e ho deciso di raccontare questi primi 10 giorni di viaggio di nozze.

Innanzitutto devo ammettere che le difficoltà e paranoie che mi avevano accompagnato sino alla partenza si sono poi rese superate brillantemente o quasi. Parlo della valigia da fare per un viaggio di 20 giorni dove avrei vissuto tutte le temperature delle 4 stagioni: Argentina, Patagonia, Repubblica Domenicana. Che poi fosse stata solo la questione di quante maglie a maniche lunghe o corte si dovevano portare – per quanto mi avrebbe messa davanti a grandi perplessità non sarebbe stata così grave la faccenda – ma per fare un trekking in una laguna con 13 gradi come ti vestiresti? E per il trekking sul Perito Moreno? E per la giornata in Kayak?

Più che un viaggio di nozze sembravano le selezioni di Donna Avventura nel mio caso, una challenge ogni giorno ma Decathlon mi ha offerto tutte le soluzioni. I problemi sono stati altri.

Il giorno prima della partenza avevo la febbre a 39.8 per una reazione a non so cosa.
Delirando salgo sull’aereo Torino – Buenos Aires di 14 ore.
Non perdo righe preziose per descrivere come poter passare tutto quel tempo seduti in aereo con la paranoia di non essermi comprata delle calze anti trombo.
Comunque ho cercato di compiere tutte le azioni di Gioca Jouer tranne l’autostop.


Atterrati a Buenos Aires alle 8.30 del mattino ora locale siamo corsi alla prima attività in programma per le 10.15 (giro degli stadi + quartiere Boca) e qui i brividi li ho sentiti non solo per la febbre.

La prima problematica incontrata a Buenos Aires in realtà è stata col bagno. Non sono qui per discutere le mie abitudini quanto quelle degli scarichi sud americani: vietato buttare la carta igienica nel water perché potrebbe intasarsi. COSA???
Invece del cestino solitamente dedicato agli assorbenti, il cestino contiene la carta igienica sporca di qualsiasi cosa sia stata espulsa dalle persone. Un odore raccapricciante, una visione horror, una scena paranormale. E così in tutti i bagni pubblici delle mie seguenti tappe, cosa che ho deciso di ignorare da italiana media e che poi mi si è ripercossa contro allagando il bagno della stazione di servizio di Langustura.

A Ushaia il famoso primo trekking con 13 gradi verso la Laguna Esmerelda è andato bene, se non fosse che la suola delle scarpe da trekking mi si sia letteralmente scollata dalla scarpa. E qui colpa mia che tento sempre di affidarmi al primo prezzo. Fortuna che a Ushuaia si intendono di abbigliamento tecnico e al primo tabaccaio ho trovato la colla per zapatillos dove il disegno mostrava esattamente il mio problema e il venditore mi ha assicurato che fosse la mejor. Ha mantenuto la promessa.

A El Calafate non ci sono stati problemi ma stranezze. È un luogo magico dove comprendi quanta sia la forza della natura. Un luogo dove volano liberi fenicotteri ma puoi prendere un taxi poco più in là. Dove fare una passeggiata nel bosco e a meno di 10 Km scalare un ghiacciaio di 70 metri di altezza.

È proprio sul ghiacciaio che abbiamo brindato all’anno nuovo e dove ogni passo coi ramponi poteva essere la risposta sbagliata a quel gioco con Jerry Scotti per cui si casca nella botola, visto che lo vedevo un po’ sciolto con l’acqua sotto.

Del resto è risaputo che neanche in vacanza le mie angosce si quietino, vedremo sotto le cascate di Iguazu e a rischio febbre gialla che ne sarà di noi.

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