QUANTO PUÒ COSTARE UNA COCCOLA?

Il mio primo weekend dell’aprile 2022 era organizzato dal 2021. 

“Per i 30 anni voglio regalarti qualcosa di top” ho detto – maledetta me – perciò ho prenotato all’Osteria Francescana da Massimo Bottura.

 3 Stelle Michelin.

Dove non so quanti Presidenti degli Stati Uniti d’America si sono fatti portare, Beckham c’è stato l’altro giorno come dimostrava con una stories su Instagram e noi non volevamo essere da meno, seguiti da un’aria che diceva “una volta nella vita”.

10 mesi dopo, all’alba dei 31 – tanto all’inizio ‘basta il pensiero’ – ci siamo recati a Modena in treno per pranzare, la copia ‘povera’ del prendo l’elicottero o il jet. Tralascio il ritardo dei treni, le corse per non perdere la coincidenza, l’addio al celibato di un poveraccio travestito da carcerato che mi ha chiesto una foto in quanto donna e la mancanza del binario del treno di ritorno, perché oggi le persone non hanno tempo e bisogna restare sintetici.

Alle 12.30 si sono aperte le porte del ristorante. 

110% isn’t it?

Entriamo. Di Beckham ovviamente neanche l’ombra come sospettavamo, ma non abbiamo incontrato neanche una comparsa di “100 vetrine”, per dire. E comunque una 30ina di coperti c’erano tutti (do per scontato che tu abbia già cliccato su Google “prezzo menù degustazione”).

Ci accomodiamo. E immediatamente ci ritroviamo assaliti da una serie di domande, alcune facili, altre difficili:

Facile: “Volete fare il menù degustazione o alla carta?” – Non riesco neanche a capire perché davanti a un menù degustazione io debba scegliere di ordinare alla carta 3 portate invece di assaggiarne 12, allo stesso prezzo. De gustibus.

Facile: “Posso iniziare a portarvi dell’acqua?” – Un classico che ci ha messo subito a nostro agio.

Difficile: “Gradite un aperitivo nell’attesa? Al calice abbiamo del Francia Corta o Champagne.” – Lo sguardo scoperto dalle mascherine lasciava poco all’interpretazione. Non era solo la questione di non sapere se scegliere il calice di uno o dell’altro, conoscendoli solo di nome e non avendo una vera e propria preferenza ma il vero dubbio era ‘sarà compreso nel prezzo del menù?’ Per non sapere né leggere né scrivere abbiamo preso la via più facile “Siamo a posto così, grazie!”

Facile: arriva l’acqua. “Chi gradisce la gasata e chi la naturale?” – Una scelta che è stata presa sottogamba, perché poi ce la siamo dovuti portare fino alla fine senza avere il tempo di ripensarci. Costretti a bere come cammelli, ad ogni sorso si presentava il cameriere al tuo fianco per colmare quel centimetro e mezzo bevuto.

Difficile: i camerieri che giravano intorno tra acqua, piatto da servire, spiegazione di ciò che veniva servito e qualsiasi altra richiesta erano 4. In poco tempo ci è stata chiara la preferenza sui camerieri. Uno di loro, non solo aveva deciso di spiegare ogni piatto recitando un monologo dalle varie intonazioni, ma terminava la spiegazione cercando di farci indovinare quali potessero essere gli ingredienti utilizzati. Dopo minuti di scena muta abbiamo deciso di rompere il silenzio con “fai prima a dircelo tu”.

Gelato alla Carbonara

Facile: cameriere numero 2, portando via i piatti: “com’era?” – se non ci fosse piaciuto pensi davvero che avremmo risposto “mi aspettavo meglio?”

Da qui in poi sono finite le domande. Ma ci hanno accompagnato verso la fine dell’Esperienza 4 momenti precisi:

1. Il bagno.

“Scusi la toilette?”

“Ma certo l’accompagno.”
Scortati uno alla volta manco fossimo deliquenti per omicidio di secondo grado, si doveva sfilare davanti ai presenti come le vallette che separano un round dall’altro in un incontro di wresling.

Una volta lasciata la sedia, l’iter era lo stesso per tutti. Il cameriere tornava al posto che avevi lasciato, prendeva il tovagliolo con cui fino a quel momento ti eri pulito la bocca e ci puliva la sedia, poi tornava per restituirti un tovagliolo pulito.

2. La presa di posizione.

Al secondo litro bevuto a testa ci siamo fatti forza ed è stata presa una posizione per noi molto importante: “Basta così, grazie!”

3. L’incontro.

Arriva lui, Massimo Bottura, a salutare i suoi commensali. A ricevere quei complimenti che ti fanno star bene, che ti appagano. Passa tra i tavoli, saluta come il Papa, si avvicina e seppur con una vena di imbarazzo sta lì ad attendere il tuo parere – quando palesemente non gliene frega niente di quello che penso io – “Complimenti!” diciamo noi. E non si sa come, iniziamo a parlare del freddo degli ultimi giorni, come se ci trovassimo in ascensore in compagnia di quello che scende prima o dopo.

4. Il conto.

“Pago io”. Per stemperare il disagio del mancato atto di cavalleria la battuta che non fa ridere su “ormai i ruoli si sono scambiati” è stata fatta, proprio come vuole la tradizione. E cameriere numero 3, senza indugio, decide di dire: “ogni tanto ci sta farsi fare una coccola” e qui in tutta la mia delicatezza, dimenticando dove mi trovassi rispondo non curante “e che coccola!” mentre in realtà penso che una escort sarebbe stata meglio.

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