TUTTO È INIZIATO DICENDO: “MA DAVVERO?”

Ibiza, 14 agosto 2021.

Eravamo in vacanza già da qualche giorno, ma a breve sarebbero arrivati dei nostri amici per condividere giorni ancora più felici. 

Al mare insieme io e te, te ed io. Bello, ma a piccole dosi. 

Il sole scotta, la pelle si brucia, la sabbia si appiccica, il costume si bagna, il vento ti secca, i bambini urlano, gli adulti sono peggio. E h24 peggioro anch’io.

Al terzo giorno, secondo le foto che ho salvate sul telefono, cascasse il mondo si doveva andare “in gita” a Es Vedrà. Per chi non conoscesse il posto si tratta di una scogliera dalla quale si vedono 2 massi più grandi. Intorno a questo ‘nulla’ vivono leggende su poli elettromagnetici, sirene, Ulisse dell’Odissea e tramonti più belli al mondo. 

Un luogo: lo hai visto una volta vale per sempre. Ma noi no, dovevamo tornarci per forza per non perderci la promessa di un favoloso tramonto. 

Inutile dire che le mie perplessità riguardo a questa gita “straordinaria” da fare, non solo per la ‘esima’ volta, ma anche in anteprima rispetto all’arrivo dei nostri compagni di viaggio, perché –  che fai – non vuoi dare loro la possibilità di vedere sta meraviglia?, non le ho di certo tenute per me. 

Devo dire la verità, non ho una tecnica ben precisa ma rompo il cazzo. Quindi, dopo un flebile borbottio continuo paragonabile al primo giorno di ciclo, quando “non è dolore, ma fastidio”, ho deciso che anche il mio corpo doveva dare dei segnali ben precisi ed eccomi a braccia conserte lungo tutto il tragitto. 

Un’altra particolarità del luogo e tradizione spagnola è fare botellon sul posto, ovvero comprarsi da bere e sorseggiare in bicchieri di plastica o direttamente dalla bottiglia alcolici come sangria, birra, o vino a piacere. Ma noi no. Quindi, vestiti a festa perché poi saremmo andati a cena, ci siamo trovati a farci spazio tra giovani turisti attrezzati e allegri in attesa del tramonto. 

Il 14 agosto del 2021 il tramonto non si è visto. Non ricordo se ci fosse un problema di foschia a causa dello smog o di nuvole formatesi per coprire la visuale, ma l’applauso tipico di quando tramonta il sole sul mare lo abbiamo fatto comunque. L’unico momento in cui le mie braccia si sono disincrociate per seguire la massa. E poi ho iniziato: “Beh, ce ne andiamo?” 

Indovina chi: “Aspetta un attimo!” 

Io: “Abbiamo fatto l’applauso, immagino che il tramonto ci sia stato.” 

Sempre lui: “Facciamoci fare una foto!” 

Ignara delle intenzioni, è partito da entrambi un processo di scanner visivo su chi potesse essere meritevole di tenere il nostro telefono in mano per qualche secondo e scattarci una bella foto. 

Nessuno. Finché ci ha trovato lei: bionda, francese, con il fidanzato ci ha scelti per quello che pensavo ancora fosse il nostro stesso scopo. 

La francese: “Can you take a photo?” 

Lui: “3, 2, 1!” in orizzontale, in verticale, a tre quarti, con il mare di sfondo e con l’albero dopo. 

Sempre Lui: “Can you take a video?” – (Si sarà confuso, vabbè) – vado per posizionarmi e non è più in piedi al mio fianco ma in ginocchio sui sassi con un anello. Muto. Mi guarda. 

E io lo guardo. E lui mi guarda, e viceversa.

Senza sapere cosa dire, rompo quell’incantesimo di sguardi con l’unica domanda che mi passava per la testa: “Ma davvero?”

E nella mia mente l’unica consapevolezza che avevo appena acquisito “Un altro così paziente non lo trovo”.

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