VIRGOLE

E se abbassassi ancora un po’ il volume della radio, cosa ci rimarrebbe di stanotte? Sicuramente la pioggia, il tuo mascara sbavato dalle lacrime, il mio biglietto per andarmene ed i vestiti scoloriti dall’ennesimo candeggio.

Perché quando ti ho detto che sì, sei l’unica, ma non sei la sola, hai deciso di adattarti invece di urlarmi in faccia?

Che poi questa notte sembra una canzone di De Gregori, nella quale non c’è niente da capire, ma che ti resterà per sempre in testa.

E allora dimmi, stamattina lo specchio ti ha sorriso? Il caffè era quello che bevevamo un tempo? I miei CD li ascolti ancora? In ascensore controlli sempre che il rossetto non ti sia finito sui denti?

E adesso perdonami, ma devo andare.

E ti chiedo scusa se vado di fretta, ma tu lo sai che non sono bravo a capire quando è il momento di fermarsi e che mi dà addirittura fastidio che qualcuno mi corregga anche solo le virgole, punto.

Steo

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